venerdì 23 agosto 2013

Vijñānabhairava Tantra

विज्ञान भैरव तन्त्र



Bhairava e Bhairavi, amorosamente uniti nella stessa conoscenza, uscirono dall’indifferenziato affinché il loro dialogo illumini gli esseri.

1. Bhairavi, la Shakti di Bhairava, disse:
O Dio, tu che manifesti l’universo e ti fai gioco di questa manifestazione, tu non sei altro che il mio Sé. Ho ricevuto l’insegnamento del Trika, che è la quintessenza di tutte le sacre scritture. Eppure, ho ancora qualche dubbio.

2-4. O Dio, quale è la natura essenziale di Bhairava, secondo la realtà assoluta? E' essa costituita dall’energia legata ai fonemi? Dalla realizzazione della natura essenziale collegata a Bhairava? Da un mantra particolare? Dalle tre Shakti? Dalla presenza del mantra vivente in ogni parola? Dal potere del mantra presente in ogni particella dell’universo? E' essa costituita dai chakra? Dal suono «HA»? Oppure è unicamente la Shakti?

5-6. Ciò che è dotato di parti è nato dall’energia immanente e trascendente oppure trae origine soltanto dall’energia immanente? Se ciò che è dotato di parti trae origine solo dall’energia trascendente, la stessa trascendenza non avrebbe in tal caso più un oggetto. La trascendenza non può essere differenziata in suoni e in particelle in quanto la sua natura indivisa non le permette di trovarsi nel molteplice.

7-10. O Signore, che la tua grazia recida i miei dubbi!
Bene! Bene! Le tue domande, o amata, formano la quintessenza dei tantra. Ti esporrò un sapere segreto. Tutto ciò che è percepito come una forma composta dalla sfera di Bhairava deve essere considerato come una fantasmagoria, un'illusione magica, una città fantasma sospesa nel cielo. Una tale descrizione ha come scopo quello di spingere coloro che sono in preda all’illusione e alle attività mondane a volgersi verso la contemplazione. Tali insegnamenti sono destinati a coloro che sono interessati ai riti e alle pratiche esteriori e sono sottomessi al pensiero dualistico.

11-13. Da un punto di vista assoluto, Bhairava non si identifica né con le lettere, né con i fonemi, né con le tre Shakti, né con l’apertura dei chakra, né con altre credenze, e la Shakti non compone la sua essenza. Tutti questi concetti esposti nelle scritture sono destinati a coloro il cui spirito è ancora troppo immaturo per cogliere la realtà suprema. Sono soltanto delle ghiottonerie destinate a incitare gli aspiranti a una condotta etica e a una pratica spirituale, in modo che possano un giorno realizzare che la natura ultima di Bhairava non è separata dal loro proprio Sé.

14-17. L’estasi mistica non è sottomessa al pensiero dualistico, è totalmente svincolata dalle nozioni di luogo, spazio e tempo. Questa verità può essere percepita solo tramite l’esperienza. La si può raggiungere solo quando ci si liberi completamente dalla dualità, dall’ego, e allorché ci si radichi saldamente nella pienezza della coscienza di Sé. Questo stato di Bhairava è scaturito dalla pura felicità della non-differenziazione del tantrika e dell’universo, lui solo è la Shakti. Nella realtà della sua stessa natura così riconosciuta e che contiene l’universo intero si percepisce la sfera più alta. Chi dunque può essere adorato? Chi dunque può essere colmato da questa adorazione? Solo questa condizione di Bhairava riconosciuta come suprema è la Grande Dea.

8-19. Poiché non c’è differenza tra la Shakti e che la possiede, né tra sostanza e oggetto, la Shakti è identica al Sé. L’energia delle fiamme non è altro che il fuoco. Qualsiasi distinzione non è che un preludio alla via della vera conoscenza.

20-21. Colui che accede alla Shakti coglie la non-distinzione tra Shiva e Shakti e attraversa la porta di accesso al divino. Così come si riconosce lo spazio illuminato dai raggi del sole, allo stesso modo si riconosce Shiva grazie all’energia di Shakti che è l’essenza del Sé.

22-23. O Dio degli Dei! Tu che hai per emblema un tridente e una collana di teschi, come raggiungere la pienezza assoluta della Shakti che trascende qualsiasi nozione, qualsiasi descrizione e abolisce il tempo e lo spazio? Come realizzare questa non-dualità con l’universo? In che senso si dice che la suprema Shakti è la porta segreta dello stato di Bhairava? Puoi rispondere con il linguaggio convenzionale a queste domande assolute?

24. La suprema Shakti si manifesta quando il respiro inspirato e il respiro espirato nascono e si spengono nei due punti situati in alto e in basso. In questo modo, tra due respirazioni, fai l’esperienza dello spazio infinito.

25. Grazie al movimento e l’arresto del respiro, tra l’espirazione e l’inspirazione, quando si arresta ai due punti estremi, cuore interiore e cuore esteriore, due spazi vuoti ti saranno rivelati: Bhairava e Bhairavi.

26. Il corpo rilassato al momento dell’espirazione e delì'inspirazione, percepisci nella dissoluzione del pensiero duale, il cuore, centro dell’energia dove scorre l’essenza assoluta dello stato di Bhairava.

27. Quando tu hai inspirato o espirato completamente e il movimento si arresta da solo, in questa pausa universale
e pacificata la nozione dell’“io” sparisce e la Shakti si rivela.

28. Considera la Skakti come una viva luminosità, sempre più sottile, portata di centro in centro, dal basso in alto, attraverso l’energia del respiro, attraverso lo stelo del loto. Quando questa si acquieta nel centro superiore, avviene il risveglio di Bhairava.

29. Il cuore si apre e, di centro in centro, la Kundalini si innalza come un fulmine. Allora si manifesta lo splendore di Bhairava.

30. Medita sui dodici centri d’energia, le dodici lettere congiunte e liberati dalla materialità per raggiungere la suprema sottigliezza di Shiva.

31. Concentra l’attenzione tra le due sopracciglia, mantieni la tua mente libera da ogni pensiero dualistico, lascia la tua forma riempirsi dell’essenza della respirazione fino in cima alla testa e lì immergiti nella spazialità luminosa.

32. Immagina i cinque cerchi colorati di una piuma di pavone come se fossero i cinque sensi disseminati nello spazio illimitato e rimani nella spazialità del tuo cuore.

33. Vuoto, muro, qualunque sia l’oggetto di contemplazione, resta la matrice della spazialità della tua mente.

34. Chiudi gli occhi, vedi lo spazio intero come se fosse assorbito dalla tua testa, dirigi lo sguardo verso l’interno, e lì vedi la spazialità della tua vera natura.

35. Il canale centrale è la Dea, simile a uno stelo di loto, rosso all’interno, blu all’esterno. Attraversa il tuo corpo. Meditando sulla sua vacuità interna, accederai alla spazialità divina.

36. Ostruisci le sette aperture della testa con le mani e fonditi nel bindu, lo spazio infinito, tra le sopracciglia.

37. Se tu mediti nel cuore, nel centro superiore o tra i due occhi, si produrrà la scintilla che dissolverà il pensiero discorsivo, come quando si sfiorano le palpebre con le dita. Ti fonderai allora nella coscienza suprema.

38. Entra nel centro del suono spontaneo che vibra di sé medesimo come nel suono continuo di una cascata o, mettendo le dita nelle orecchie, ascolta il suono dei suoni e raggiungi Brahman, l'immensità.

39. O Bhairavi, canta «OM», il mantra dell’unione amorosa di Shiva e Shakti, lentamente, rimanendo presente. Entra nel suono e, quando si esaurisce, scivola nella libertà di essere.

40. Concentrati sull’emergenza o la scomparsa di un suono, poi accedi alla pienezza ineffabile del vuoto.

41. Essendo totalmente presente nel canto, nella musica, entra nella spazialità con ogni suono che emerge e si dissolve in lei.

42. Visualizza una lettera, lasciati riempire dalla sua luminosità. La coscienza aperta, entra nella sonorità della lettera, poi in una sensazione sempre più sottile. Quando la lettera si dissolve nello spazio, sii libero.

43. Quando cogli la spazialità luminosa del tuo corpo che irradia in tutte le direzioni, ti liberi dalla dualità e ti fondi nello spazio.

44. Se tu contempli contemporaneamente la spazialità dell’alto e quella della base, l’energia fuori dal corpo ti porta al di là del pensiero dualistico.

45. Stai contemporaneamente nella spazialità della base, in quella del cuore e in quella della sommità. Così, in assenza del pensiero dualistico, si dischiude la coscienza divina.

46. In un istante percepisci la non-dualità in un punto del corpo, penetra questo spazio infinito e accedi all’essenza liberata dalla dualità.

47. O donna dagli occhi di gazzella, lascia l’etere penetrare il tuo corpo, fonditi nell’indicibile spazialità della tua mente.

48. Supponi che il tuo corpo sia pura spazialità luminosa contenuta dalla pelle e accedi al senza limite.

49. O bellezza! I sensi assorbiti nello spazio del cuore, percepisci l’essenza della Shakti come una polvere d’oro d’una indicibile finezza che scintilla nel tuo cuore e da lì si riversi nello spazio. Allora conoscerai la beatitudine suprema.

50. Quando il tuo corpo è interamente penetrato dalla coscienza, la mente unidirezionale si dissolve nel cuore e tu penetri allora la realtà.

51. Tieni ferma la mente nel cuore dedicandoti alle attività del mondo, in questo modo l’agitazione scomparirà e in alcuni giorni conoscerai l’indescrivibile.

52. Concentrati sul fuoco sempre più ardente che sale dai tuoi piedi e ti consuma interamente. Quando rimangono soltanto ceneri disperse dal vento, conosci la tranquillità dello spazio che ritorna allo spazio.

53. Guarda il mondo intero trasformato in un gigantesco braciere. Poi, quando tutto è solo cenere, entra nella beatitudine.

54. Se i tattva sempre più sottili si dissolvono nella loro stessa origine, la suprema Dea ti sarà rivelata.

55. Arriva a una respirazione intangibile, concentrata tra i due occhi, poi quando nasce la luce, lascia scendere la Shakti fino al cuore e lì, nella presenza luminosa, quando ti stai per assopire, pervieni alla padronanza dei sogni e conosci il mistero della stessa morte.

56. Considera l’intero universo come se si dissolvesse nelle forme che diventano sempre più sottili fino alla sua fusione nella pura coscienza.

57. Se mediti su Shiva tattva, che è la quintessenza dell’intero universo, senza conoscere limiti nello spazio, conoscerai l’ultima estasi.

58. O Grande Dea! Percepisci la spazialità dell’Universo e diventa la giara che lo contiene.

59. Guarda una tazza o un recipiente senza vederne le pareti o la materia. In breve tempo, prendi coscienza dello spazio.

60. Soggiorna in un luogo infinitamente spazioso, privo di alberi, di colline, di abitazioni; lascia lo sguardo dissolversi nello spazio vergine, da lì proviene il riposo della mente.

61. Nello spazio vuoto che separa due istanti di coscienza, si rivela la spazialità luminosa.

62. Nel momento preciso in cui hai l’impulso di fare qualcosa, fermati. Allora non essendo più nello scatto che precede né in quello che segue, la realizzazione si dischiude intensamente.

63. Contempla le forme indivise del tuo corpo e quelle dell’intero universo come appartenenti alla stessa natura, così, il tuo essere onnipresente e la tua forma riposeranno nell’unità e raggiungerai la natura della coscienza.

64. In qualsiasi attività, concentrati sullo spazio che separa l’inspirazione dall’espirazione. In questo modo, accedi alla beatitudine.

65. Senti la tua sostanza: ossa, carne e sangue, satura di essenza cosmica e conosci la suprema beatitudine.

66. O bella dagli occhi di gazzella, considera i venti come il tuo proprio corpo di beatitudine. Nel momento in cui fremi, accedi alla presenza luminosa.

67. Mentre i tuoi sensi fremono e il tuo pensiero raggiunge l’immobilità, entra nell’energia del respiro e, nel momento in cui senti un formicolio, conosci la gioia suprema.

68. Quando pratichi il rituale sessuale e il pensiero rimane nel tremore dei sensi come il vento tra le foglie, accedi allora alla beatitudine spaziale dell’estasi amorosa.

69. All’inizio dell’unione, stai nel fuoco delle energie liberate dal godimento intimo; fonditi nella divina Shakti e continua a bruciare nello spazio senza conoscere le ceneri alla fine. Questi piaceri sono in realtà quelli del Sé.

70. O Dea! Il piacere della beatitudine intima nata dal-l’unione può riprodursi in qualsiasi momento grazie alla pre-senza luminosa della mente che rammenta intensamente questo godimento.

71. Quando ritrovi un essere amato, stai totalmente in questa beatitudine e penetra questo spazio luminoso.

72. Durante l’euforia e l’espansione provocate da cibi e bevande delicate, stai interamente in questo diletto e, attraverso esso, assapora la suprema beatitudine.

73. Fonditi nella gioia provata durante il godimento della musica o in quello che rapisce gli altri sensi. Se tu sei solo questa gioia, accedi al divino.

74. Lì dove trovi soddisfazione, l’essenza della beatitudine suprema ti è rivelata, se tu rimani in questo luogo senza fluttuazione mentale.

75. Mentre ti stai addormentando, quando il sonno non è ancora venuto e lo stato di veglia scompare: in questo istante preciso, conosci la suprema Dea.

76. In estate, quando il tuo sguardo si dissolve nel cielo, chiaro all'infinito, penetra in questa chiarezza che è l’essenza della tua mente.

77. L’entrare nella spazialità della tua mente si produce nel momento in cui l’intuizione si libera dalla fissità dello sguardo, dalla suzione ininterrotta dell’amore, dai sentimenti violenti, l’agonia o la morte.

78. Seduto in maniera confortevole piedi e mani nel vuoto, accedi allo spazio della pienezza ineffabile.

79. In una posizione confortevole, le mani aperte all’altezza delle spalle, una zona di spazialità luminosa si diffonde gradualmente tra le ascelle, rapisce il cuore e provoca una pace profonda.

80. Fissando lo sguardo senza sbattere le palpebre su di un ciottolo, un pezzo di legno, o qualsiasi altro oggetto ordinario, il pensiero perde qualsiasi sostegno e in breve tempo accedi a Shiva/Shakti.

81. La bocca aperta, situa la tua mente nella lingua al centro della cavità orale, con l’espirazione emetti il suono «HA» e conosci la presenza tranquilla al mondo.

82. Quando sei disteso, guarda il tuo corpo come privo di appoggio. Lascia il tuo pensiero dissolversi nello spazio, allora il contenuto stesso della coscienza del profondo si dissolverà, e tu conoscerai la pura presenza, liberata dal sogno.

83. O Dea, gioisci dell’estrema lentezza dei movimenti del tuo corpo, d’una cavalcatura, di un veicolo e, la mente tranquilla, immergiti nello spirito divino.

84. Lo sguardo aperto sul cielo purissimo, senza sbattere le palpebre, la tensione si dissolve con lo sguardo e lì raggiungi la stabilità meravigliosa di Bhairava.

85. Penetra nella spazialità luminosa di Bhairava sparsa nel tuo capo, esci dallo spazio e dal tempo, sii Bhairava.

86. Quando tu accedi a Bhairava nello stato di veglia dissolvendo la dualità, e quando questa presenza spaziale continua nel sogno e in seguito attraversi la notte del sonno profondo come la forma stessa di Bhairava, conosci l’infinito splendore della coscienza risvegliata.

87. Durante una notte nera e senza luna, gli occhi aperti sulle tenebre, lascia il tuo essere fondersi interamente in questa oscurità e accedi alla forma di Bhairava.

88. Gli occhi chiusi, dissolviti nell’oscurità, poi apri gli occhi e identificati con la forma tremenda di Bhairava.

89. Quando un impedimento si oppone alla soddisfazione di un organo di senso, cogli questo istante di vacuità spaziale che è l’essenza della meditazione.

90. Pronunzia con tutto il tuo essere una parola che finisce con il suono «AH» e nel «H» lasciati trasportare dal flusso di conoscenza che nasce.

91. Quando si ferma la propria mente libera da qualsiasi struttura sul suono finale di una lettera, l’immensità si rivela.

92. Camminando, dormendo, sognando, avendo la coscienza abbandonato ogni sostegno, conosciti come presenza luminosa e spaziale.

93. Pungi una parte del tuo corpo e, attraverso questo punto unico, accedi al regno luminoso di Bhairava.

94. Quando tramite la contemplazione si rivela la vacuità dell’ego, dell’intelletto agente e della mente, ogni
forma diventa uno spazio illimitato e la radice stessa della dualità si dissolve.

95. L’illusione perturba, le cinque corazze ostruiscono la visione, le separazioni imposte dal pensiero dualistico sono artificiali.

96. Quando prendi coscienza di un desiderio, consideralo il tempo di uno schioccar di dita, poi subito abbandonalo. Allora ritorna nello spazio da dove è appena sorto.

97. Prima di desiderare, prima di sapere: «Chi sono io, dove sono?», è questa la vera natura dell’“io”. Questa è la spazialità profonda della realtà.

98. Quando desiderio e conoscenza si sono manifestati, dimentica l’oggetto di questo desiderio o di questa conoscenza e ferma la tua mente sul desiderio e la conoscenza liberati da qualsiasi oggetto come se fossero il Sé. Allora tu raggiungerai la realtà profonda.

99. Ogni conoscenza particolare è per natura ingannevole. Quando si manifesta la sete di conoscere, realizza immediatamente la spazialità della conoscenza medesima e sii Shiva/ Shakti.

100. La coscienza è ovunque, non esiste nessuna differenziazione. Realizza questo profondamente e sii vincitore del tempo.

101. Nello stato di estremo desiderio, di ira, di cupidigia, di offuscamento, di orgoglio o di invidia, penetra nel tuo cuore e scopri la quiete soggiacente a questi stati.

102. Se percepisci l’intero universo come una fantasmagoria, una gioia indicibile nascerà in te.

103. O Bhairavi! Non risiedere né nel piacere, né nella sofferenza, ma stai costantemente nella realtà ineffabile e spaziale che li collega.

104. Quando realizzi che sei in ogni cosa, l’attaccamento al corpo si dissolve, la gioia e la beatitudine sorgono.

105. Il desiderio esiste in te come in ogni cosa. Realizza che si trova anche negli oggetti e in tutto quello che la mente può percepire. Allora scoprendo l’universalità del desiderio, penetra il suo spazio luminoso.

106. Ogni essere vivente percepisce soggetto e oggetto, ma il tantrika rimane nella loro unione.

107. Senti la coscienza di ogni essere come la tua propria coscienza.

108. Libera la mente da ogni appoggio e accedi alla nondualità. Allora, donna dagli occhi di gazzella, il sé limitato diventa il Sé assoluto.

109. Shiva è onnipervadente, onnipotente, e onnisciente. Poiché tu hai gli attributi di Shiva, sei simile a lui. Riconosci il divino in te.

110. Le onde nascono dall’oceano e vi si perdono, le fiamme si alzano poi si spengono, il sole sorge poi scompare. In questo modo tutto trova la propria origine nella spazialità della mente e vi ritorna.

111. Erra o danza fino allo sfinimento, in una totale spontaneità. Poi, di colpo, lasciati cadere a terra e, in questa caduta, sii totale. Allora si rivela l’essenza assoluta.

112. Immagina di essere gradualmente privo di energia e di conoscenza: nel momento di questa dissoluzione, il tuo vero essere ti sarà rivelato.

113. O Dea, ascolta l’ultimo insegnamento mistico: basta fermare il proprio sguardo sullo spazio, senza sbattere le palpebre, per accedere alla spazialità della tua mente.

114. Arresta la percezione del suono otturandoti le orecchie. Contraendo l’ano, entra in risonanza e percepisci ciò che non è sottomesso né allo spazio né al tempo.

115. Sul bordo di un pozzo, sonda, immobile, la sua pro-fondità fino allo stupore e fonditi nello spazio.

116. Quando la tua mente vagabonda fuori o dentro, è proprio lì che si trova lo stato di Shiva. Dove dunque il pensiero potrebbe rifugiarsi per non assaporare più questa condizione?

117. La mente è in te e dappertutto attorno a te. Quando tutto è pura coscienza spaziale, accedi all’essenza della pienezza.

118. Nello stupore o ansietà, attraverso l’esperienza di sentimenti estremi, quando sei dinanzi a un precipizio, quando sfuggi a una lotta, quando conosci la fame o il terrore, o persino quando starnutisci, l’essenza della spazialità della tua mente può essere colta.

119. Quando la vista di un certo luogo fa emergere dei ricordi, lascia il tuo pensiero rivivere questi istanti poi, quando
i ricordi si esauriscono, poco dopo, conosci l’onnipresenza.

120. Guarda un oggetto poi, lentamente, distogli lo sguardo. In seguito, distogli il tuo pensiero e diventa il ricettacolo della pienezza ineffabile.

121. L’intuizione che emerge dall’intensità dell’adorazione appassionata fluisce nello spazio, libera e permette l’accesso al regno di Shiva/Shakti.

122. Con l’attenzione concentrata su un solo oggetto, si penetra qualsiasi oggetto. Ci si rilassa allora nella pienezza spaziale del proprio Sé.

123. La purezza, esaltata da religiosi ignoranti, sembra impura al tantrika. Liberati dal pensiero dualistico e non riconoscere niente come puro o impuro.

124. Cogli che la realtà spaziale di Bhairava è presente in ogni cosa, nel tuo essere, e sii questa realtà.

125. La felicità si trova nell’uguaglianza tra sentimenti estremi. Stai nel tuo cuore e accedi alla pienezza.

126. Liberati dall’odio come dall’attaccamento. Allora non conoscendo né repulsione, né legame, scivola dentro il divino nel tuo cuore.

127. Tu, dal cuore aperto e mite, medita su ciò che non può essere conosciuto, su ciò che non può essere percepito. Essendo fuori portata ogni dualità, dove allora la coscienza potrà fermarsi per sfuggire all’estasi?

128. Contempla lo spazio vuoto, accedi alla non-percezio- ne, alla non-distinzione, all’impercettibile, al di là dell’essere e il non-essere: compenetrati nel non-spazio.

129. Quando il pensiero si dirige verso un oggetto, utilizza questa energia. Vai al di là dell’oggetto e, lì, ferma il pensiero su questo spazio vuoto e luminoso.

130. Bhairava è tutt’uno con la tua coscienza luminosa. Cantando il nome di Bhairava, tu diventi Shiva.

131. Quando affermi: «Io esisto», «io penso questo o quello», «quella cosa mi appartiene», accedi a ciò che non ha fondamento e, al di là di tali affermazioni, conosci l’illimitato e trova la pace.

132. «Eterna, onnisciente, senza appoggio, Dea di tutto il manifestato...». Sii costei e accedi a Shiva/Shakti.

133. Ciò che tu chiami l’universo è un’illusione, un’apparizione magica. Per essere felice consideralo come tale.

134. Senza il pensiero dualistico, da che cosa la coscienza potrebbe essere limitata?

135. In realtà, legame e liberazione esistono soltanto per coloro che sono terrorizzati dal mondo e disconoscono la loro fondamentale natura. L’universo si riflette nella mente come il sole sull’acqua.

136. Nel momento in cui la tua attenzione si risveglia tra-mite gli organi dei sensi, penetra nella spazialità del tuo pro-prio cuore.

137. Quando conoscenza e conosciuto sono un’unica essenza, il Sé risplende.

138. O amata, quando la mente, l’intelletto, l’energia e il sé limitato scompaiono, allora sorge il meraviglioso Bhairava!

139. O Dea, ti ho appena esposto centododici dharana. Colui che li conosce esce dal pensiero dualistico e raggiunge la conoscenza perfetta.

140. Colui che realizza una sola di queste dharana diviene Bhairava in persona. La sua parola si compie nell’atto e ottiene il potere di trasmettere o non trasmettere la Shakti.

141-144. O Dea, l’essere che padroneggia una sola di queste pratiche si libera dalla vecchiaia e dalla morte, egli acquisisce i poteri sopranormali, le yogini e gli yogin lo prediligono e presiede alle loro riunioni segrete. Liberato all’interno stesso dell’attività e della realtà, egli è libero.
La Dea disse:
O Signore, che si segua questa realtà meravigliosa che è la natura della Shakti suprema! Chi è dunque adorato? Chi è l’adoratore? Chi entra in contemplazione? Chi è contemplato? Chi riceve l’oblazione e chi ne fa l’offerta? A chi si sacrifica e cos’è il sacrificio?
O donna dagli occhi di gazzella, tutte queste pratiche sono quelle della vita esterna e corrispondono alle aspirazioni ordinarie.

145. Soltanto questa contemplazione della più alta realtà è la pratica del tantrika. Ciò che risuona spontaneamente in sé è la formula mistica.

146. La vera contemplazione è una mente stabile e priva di caratteristiche. Le rappresentazioni mentali ricche di immagini di divinità sono soltanto artifici.

147. L’adorazione non consiste in offerte ma nel realizzare che il cuore è la suprema coscienza sgombra dal pensiero dualistico. Nel perfetto ardore Shiva/Shakti si dissolvono nel Sé.

148. Se si penetra uno solo degli yoga qui descritti, si conoscerà una pienezza che si produrrà giorno dopo giorno fino alla più alta perfezione.

149. Quando si gettano nel fuoco della suprema realtà i cinque elementi, i sensi e i loro oggetti, la mente dualistica e la stessa vacuità, allora c’è una vera offerta agli dei.

150-151. O Dea suprema, qui, il sacrificio non è nient’altro che la soddisfazione spirituale caratterizzata dalla beatitudine. Il vero luogo di pellegrinaggio, o Parvati, è l’essere compenetrati nella Shakti che distrugge ogni macchia e protegge tutti gli esseri. Come potrebbe esserci altra adorazione e chi quindi la riceverebbe?

152. L’essenza del Sé è universale. E autonomia, beatitudine e coscienza. L’assorbimento in questa essenza è il bagno rituale.

153. Le offerte, l’adoratore, la suprema Shakti sono un’unica cosa. Ciò è l’adorazione profonda.

154. Il respiro esce, il respiro entra, da se stesso sinuoso. Perfettamente accordata al respiro, Kundalini, la Grande Dea, si erge. Trascendente e immanente, è il più alto luogo di pellegrinaggio.

155. In questo modo, profondamente stabilito nel rito della grande beatitudine, pienamente presente all’ascensione dell’energia divina, grazie alla Dea, lo yogin raggiungerà il supremo Bhairava.

155 bis-156. L’aria è espirata con il suono «SA», poi inspirata con il suono «HAM». Allora la recitazione del mantra «HAMSA» è continua. La respirazione è il mantra, ripetuto ventunomila volte, notte e giorno, questo è il mantra della suprema Dea.

157-160. O Dea, ti ho appena esposto gli insegnamenti mistici ultimi che niente può superare. Che siano trasmessi soltanto agli esseri generosi, a coloro che venerano la linea spirituale dei maestri, alle intelligenze intuitive liberate dal-
l oscillazione cognitiva e dal dubbio e a coloro che li metteranno in pratica. Perché senza pratica, la trasmissione si diluisce, e coloro che hanno avuto la meravigliosa occasione di ricevere questi insegnamenti ritornano alla sofferenza e all’illusione mentre essi hanno avuto tra le mani un tesoro eterno.
O Dio, ora ho colto il cuore degli insegnamenti e la quintessenza dei tantra. Bisognerà lasciare questa via, ma perché si dovrebbe rinunciare al cuore della Shakti? Nel modo in cui si riconosce lo spazio illuminato dai raggi del sole, così si riconosce Shiva grazie all’energia di Shakti che è l’essenza del Sé.
Allora Shiva e Shakti, raggianti di beatitudine, si unirono di nuovo nell’indifferenziato.

lunedì 10 giugno 2013

Fisica moderna e Danza di Siva




"...Cinque anni fa ebbi una magnifica esperienza che mi avviò sulla strada che doveva condurmi a scrivere questo libro. In un pomeriggio di fine estate, seduto in riva all'oceano, osservavo il moto delle onde e sentivo il ritmo del mio respiro, quando all'improvviso ebbi la consapevolezza che tutto intorno a me prendeva parte a una gigantesca danza cosmica. Essendo un fisico, sapevo che la sabbia, le rocce, l'acqua e l'aria che mi circondavano erano composte da molecole e da atomi in vibrazione, e che questi a loro volta erano costituiti da particelle che interagivano tra loro creando e distruggendo altre particelle. Sapevo anche che l'atmosfera della Terra era continuamente bombardata da una pioggia di « raggi cosmici », particelle di alta energia sottoposte a urti molteplici quando penetrano nell'atmosfera. Tutto questo mi era noto dalle mie ricerche nella fisica delle alte energie, ma fino a quel momento ne avevo avuto esperienza solo attraverso grafici, diagrammi e teorie matematiche. Sedendo su quella spiaggia, le mie esperienze precedenti 'presero vita; « vidi» scendere dallo spazio esterno cascate di energia, nelle quali si creavano e si distruggevano particelle con ritmi pulsanti; « vidi» gli atomi degli elementi e quelli del mio corpo partecipare a questa danza cosmica di energia; percepii il suo ritmo e ne « sentii» la musica; e in quel momento seppi che questa era la danza di Siva, il Dio dei Danzatori adorato dagli Indù.
Per lungo tempo avevo studiato la fisica teorica e per parecchi anni mi ero occupato di ricerca. Contemporaneamente, mi ero anche interessato molto del misticismo orientale e avevo cominciato a vederne le analogie con la fisica moderna. Ero particolarmente attratto dagli aspetti sconcertanti dello Zen che mi ricordavano gli enigmi della meccanica quantistica. Dapprima, tuttavia, il tentativo di metterli in relazione tra loro era stato un esercizio puramente intellettuale. Superare la frattura che c'è tra il pensiero razionale, analitico, e l'esperienza meditativa della verità mistica fu per me molto difficile, e lo è tuttora. All'inizio sono stato aiutato sulla mia via dalle « piante del potere », che mi hanno mostrato come la mente possa fluire liberamente, come le intuizioni spirituali possano nascere spontaneamente, senza alcuno sforzo, emergendo dal profondo della coscienza. Ricordo la prima di tali esperienze. Verificandosi dopo anni di approfondite riflessioni analitiche, fu talmente travolgente che scoppiai in lacrime, mentre - non diversamente da Castaneda - annotavo le mie impressioni su un pezzo di carta.
In seguito provai l'esperienza della Danza di Siva.
Questa esperienza fu seguita da 'numerose altre, dello stesso tipo, le quali mi aiutarono a rendermi conto a poco a poco che dalla fisica moderna sta iniziando a emergere una visione coerente del mondo che si trova in armonia con la saggezza dell'antico Oriente. Durante tutti questi anni ho preso numerosi appunti e ho scritto qualche articolo sulle corrispondenze che andavo scoprendo, finché decisi di riassumere le mie esperienze in questo libro.
Esso si rivolge al lettore genericamente interessato al misticismo orientale al quale non è strettamente richiesto che sappia qualcosa di fisica. Ho cercato di presentare i principali concetti e le principali teorie della fisica moderna senza servirmi della matematica e con un linguaggio non tecnico, sebbene a un profano qualche paragrafo potrà ancora sembrare difficile a una prima lettura. Tutti i termini tecnici che non ho potuto fare a meno di introdurre sono definiti quando compaiono per la prima volta e sono elencati nell'indice analitico alla fine del libro.
Mi auguro anche di trovare tra i miei lettori molti fisici interessati agli aspetti filosofici della loro disciplina, i quali non siano ancora entrati in contatto con le filosofie religiose dell'Oriente. Essi scopriranno che il misticismo orientale fornisce una struttura filosofica bella e coerente in cui possono trovare posto le nostre più avanzate teorie del mondo fisico..."

per chi ha voglia acquistare il libro, potrà farlo online a questo LINK

Namaste

Nata Yoga

sabato 1 giugno 2013

Animus e Anima le nozze alchemiche del Sè - seminario residenziale


Lo scopo di ogni percorso di crescita personale è ri-trovare noi stessi, chi e cosa in realtà noi siamo, trattando amorevolmente e cercando di evolvere questo "noi stessi verso" ciò che già c'è, ricomponendo e integrando i nostri opposti.
Il matrimonio interiore è una trasformazione alchemica della materia base della personalità nell’oro della nostra piena realizzazione.
Animus e Anima diventano quindi i protagonisti nel cammino verso l'individuazione.
L’Anima porta alla coscienza il principio di EROS, o amore, cioè stimola l’unione.
L’Animus porta alla coscienza il principio del LOGOS, o ragione, cioè accentua la distinzione.
ANIMA significa : legame, unione, protezione, affettività, cura, mantenimento, insieme…
ANIMUS significa : riflessività, controllo, analisi, ponderazione, razionalità, calcolo, decisione, programmazione, distinzione…
Dalla loro unione "mistica" nasce l'interezza del nostro Sè .....
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Residenziale ADYCA

Sabato 6 e Domenica 7 Luglio

Si richiede la presenza dal Venerdì sera per un incontro di benvenuto.

Dove: Agriturismo Valle Siriaca - Via di Vallelunga, 49 - Castelnuovo di Porto (Roma)
http://www.vallesiriaca.it/index.php

Obbligatorio per gli allievi dei nostri corsi di formazione .

Aperto a tutti coloro che vogliono prendersi un tempo nutriente per sè in un luogo a contatto con la natura e per chi ha voglia di provare gli strumenti del Counseling Espressivo: colore .... danza .... yogadanza ....

E' obligatoria la prenotazione via mail adyca.asd@gmail.com

Verrà rilasciato attestato di partecipazione.

giovedì 30 maggio 2013

L'uomo e i suoi simboli - Lucilla Loddi




Ciò che noi solitamente connotiamo come simbolo è un segno grafico convenzionale di cui spesso coscientemente ignoriamo il significato ad esso sotteso, fermandoci all’immediato, vi è invece spesso un significato nascosto in un simbolo, appartenente alla sfera inconscia e mai definibile completamente. Noi stessi produciamo dei simboli spontaneamente attraverso i sogni e sulla base di ciò viene spiagata la presenza di una attività inconscia, che influenza la nostra esistenza ed evoluzione.
Quindi il sogno si presenta come una sorta di startgate verso l’autoesplorazione.
Jung accantona il lavoro sui sogni attraverso la libera associazione, proposto da Freud, soffermandosi sul contenuto del sogno e sul significato del sogno secondo il paziente, indagando sulla facoltà simboleggiatrice e subliminatrice dell’inconscio del sognatore, mettendo da parte qualsiasi tesi preconcetta, cercando di estrapolare i contenuti rimossi dalla coscienza, ma anche i pensieri creativi nuovi, le soluzioni che non hanno raggiunto la soglia della coscienza.
Quindi viene interpretato il sogno come una sorta di riequilibratore psichico, compensatorio, nel ristabilire un normale status psicologico, ma anche come anticipatore di eventi futuri, per la capacità anticipatoria nel percepire progressivamente le informazioni a livello simbolico, accennando anche all’attività compensatoria del fenomeno del sogno ricorrente.
Jung considera lo stato di salute mentale in base alla comunicazione tra psiche conscia ed inconscia, altrimenti presente una scissione che causa un disturbo psicologico.
Vi sono però spesso dei simboli non riconducibili all’esperienza personale del sognatore che Jung definisce “resti arcaici; archetipi; immagini primordiali”, quali dati primordiali e archetipici ereditari della mente umana e comuni a tutta la specie, accumulati nel corso dell’evoluzione della specie, purtroppo però le teorie razionali ci hanno progressivamente e pericolosamente portato a distaccarci dal mondo simbolico irrazionale, per cui questi sono costretti a manifestarsi in modalità indirette.
Tendiamo a sottovalutare il danno che una tendenza al pensiero razionale porti alla nostra esistenza, distanziandoci dalla nostra istintualità, provocando la mancanza di quella sottile comunicazione con l’energia naturale presente in ogni cosa e distanziandoci da una sana spiritualità, togliendo così significato alla nostra stessa esistenza illudendoci di averne assoluto controllo, su di essa e sulla natura, senza accorgerci che non siamo in grado di controllare la nostra stessa natura, i sogni con i loro simboli che tentano di riconciliare la nostra psiche, ce lo ricordano ogni notte.
In questo modo la creazione di un simbolo spirituale, contribuisce a dare un senso alla vita offrendo una dimensione immaginifica e spirituale che rimanda all'inconscio collettivo e alla sua funzione di attivare delle risposte di adattamento che consentono alla specie umana di sopravvivere e di difendersi di fronte alle angosce e le modificazioni imposte dal mondo sotterraneo della psiche, che minacciano l'esistenza, scavalcando il razionalismo che fa perdere il contatto con la natura e con la nostra stessa natura. L’inconscio quindi ha caratteristiche primitive, di quella primitiva energia psichica che attraverso la civilizzazione abbiamo sotterrato... ma non perso, malgrado abbiamo imparato a controllare i nostri istinti, non abbiamo ancora imparato a controllare del tutto la nostra intima natura.
Nel suo capitolo Joseph L. Henderson mette in evidenza come gli archetipi si affacciano nei sogni e danno voce al nostro mondo interiore svolgendo un ruolo importantissimo nella psiche e di quanto oggi trascuriamo i simboli spirituali negando loro l’importante influenza che hanno sulla vita psichica.
Questa analogia tra simboli archetipi e simbolizzazione del mondo onirico, permette una valutazione più approfondita del messaggio psicologico.
Henderson prende in considerazione alcuni dei principali miti dell’antichità quali il mito dell’eroe, che aiuta attraverso il suo percorso ad affermare la propria personalità, la coscienza individuale, individuando la sua evoluzione in quattro cicli: l’Imbroglione, ancora dominato dai suoi appetiti istintuali; la Lepre, che comincia a dominare i suoi istinti e a socializzare; Corno Rosso, che si avvale delle potenze soprannaturali per difendersi dal male e i Gemelli in cui sono rappresentati i due aspetti della natura umana stasi e dinamismo. Il mito dell’eroe è caratterizzato dalla sua propensione all’orgoglio per cui cade come vittima sacrificale.
Altro archetipo considerato è il concetto dell’Ombra. Essa è quella somma di aspetti disconosciuti negati e non graditi alla coscienza della persona, ma che vanno dominati ed integrati poichè questo passaggio costituisce una transazione imprescindibile verso il processo di individuazione personale.
Infine Henderson prende in considerazione il concetto di Anima, l’elemento femminile della psiche che ha una grande influenza socializzatrice e come l’integrazione di questo aspetto di sè permette una differenziazione dall’immagine materna.
Questo processo d’integrazione e separazione verso la realizzazione di una propria sana coscienza individuale, non può prescindere da un rituale di iniziazione, una rinascita che garantisca una transizione significativa, prendetto atto umilmente dell’ineluttabilità della morte per ritornare a nuova vita, dove l’Imbroglione diviene lo sciamano capace di intraprendere il viaggio solitario.
Marie-Louise von Franz approfondisce il concetto di processo di individuazione e come esso si ricostruibile tracciando una mappa dei progressivi sogni individuali, dallo schema generale che se ne può estrapolare dalla complessa trama è possibile individuare quelle modificazioni che segnano il passo della personale evoluzione ed ogni interpretazione è possibile solo in relazione al sognante, alla sua vita psichica, considerando il Sé come organizzatore di questo processo, una guida segreta che ci parla attraverso i sogni, qualora noi riuscissimo ad abbandonare i progetti utilitaristici dell’ego, per far spazio al nostro percorso interiore verso il nostro centro, percorso che generalmente inizia attraverso una ferita e la sofferenza conseguente.
Rendersi consapevoli dei propri limiti entrare in contatto con l’Ombra e quindi con le critiche del proprio inconscio, ci porta a scoprire le nostre reali dimensioni psichiche, rivelando così una forma positiva di un aspetto del Sé tanto temuto, come accade esplorando i diversi aspetti dell’Anima e dell’Animus nell’uomo e nella donna come siano legati all’esperienza emotiva che si è sperimentata con il genitore di sesso opposto al proprio.
Spiega come la personificazione dell’Anima possa simboleggiare una illusione distruttiva o tutt’altro, cioè fungere da “sintonizzatore”, guida e mediatore con l’interiorità. E’ quella funzione che porta l’uomo a cristallizzare in materia, attraverso le arti, i propri sogni e sentimenti.
Parimenti nella donna l’Animus è la voce della proprie intime sacre convinzioni, dello spirito d’iniziativa, del coraggio, della maturità spirituale in positivo, permettendo alla donna di autosostenersi, mentre in negativo tendono verso l’impulso autodistruttivo. Quando la donna sarà abbastanza forte da mettere in dubbio il carattere sacro delle proprie convinzioni, allora potrà accogliere le parole dell’inconscio e procedere ad incontrare il Sè, nei miti e nei sogni raffigurati da maga, madre terra, dea per le donne e maestro, custode, guru, spirito per l’uomo. Questa è una simbolizzazione estremamente positiva nei sogni, poichè ci indica un’attivazione del nostro centro interiore del nostro uomo cosmico o grande uomo nella sua universalità culturale.
Questo spesso viene simbolizzato nelle diverse culture, come un essere bisessuato proprio a simbolizzare l’integrazione tra maschile e femminile, la sintesi degli opposti. Ancora il Sé viene rappresentato come un animale che ne incarna tutte le peculiarità, realizzando la natura istintuale ed il legame con l’ambiente circostante.
Un’altra simbolizzazione costante del Sé nelle diverse culture è la pietra o il cristallo, utilizzata tutt’oggi nelle pietre tombali. Da questa associazione tra psiche e materia la von Franz ricorda sia scaturita da jung la teoria della sincronicità, nella quale egli sostiene eventi appartenenti alla psiche e eventi esteriori presentano una coincidenza significativa e quindi un messaggio simbolico. Questi messaggi accompagnano, sempre secondo Jung, le fasi del processo di individuazione.
L’autrice considera che vivere in uno stato di consapevole attenzione verso il Sè e contemporaneamente verso il mondo esteriore, ci indica la strada verso quale proseguire nel nostro faticoso cammino e ci permette un contatto con il nostro centro, un equilibrio, che difficilmente può essere sgretolato e prima o poi questa interiorità si manifesta permettendo qualsiasi rinnovamento.
Ma anche il Sè ha un suo aspetto negativo ed è l’illusione, che può prendere forma nelle megalomanie e nell’orgoglio, nella cecità ritualistica religiosa, ricalcando uno schema. A questo proposito considera anche che spesso l’oggettivazione in un rituale di un’esperienza individuale di rivelazione, perde il suo valore poichè ne viene dimenticata l’esperienza originale e quindi negati gli effetti.
Afferma inoltre la possibilità che comunque i sogni possano parlarci degli altri, poichè l’uomo è in contatto anche con gli altri esseri viventi, dei quali avverte le sofferenze e gli stati d’animo, anche in modo inconsapevole da ciò che egli pensa e che non è possibile influenzare l’inconscio in nessuna misura.
Aniela Jaffé elabora il simbolismo nelle arti figurative, esaminando dapprima i simboli della pietra, del cerchio e dell’animale e quale funzione magica e propiziatoria abbiano avuto attraverso l’arte e quanto sia essa stessa un simbolo, l’arte del XX secolo.
Considera l’animazione degli idoli primitivi in pietra come proiezioni dei contenuti inconsci, dando così voce allo “spirito della pietra”, come il suo utilizzo sia ricorrente nelle diverse culture e religioni e come le rocce e le caverne in epoca preistorica fossero considerati luoghi di culto.
Questo viene avvalorato anche dalle pitture rupestri che non erano semplicemente un effimero esercizio di stile, ma avevano una funzione magica propiziatoria, come dimostrano evidenti tracce di danza sul terreno antistante e i fori impressi sui dipinti che attestano essere stati usati come bersagli, assicurando al cacciatore un’anticipazione della sua vittoria, questa idea di creazione di un doppio si collega alla convinzione, ancora tutt’oggi presente in civiltà primitive, che l’immagine sia totalmente identificata con l’anima del soggetto. A questo proposito si aggiunge la simbologia ed identificazione con l’animale operata dall’uomo, utilizzata sia nei riti propiziatori, ma anche come totem. Attraverso la maschera l’uomo diviene immagine archetipa, accogliendo di essa qualità e aspetti terrificanti.
Anche nel rituale di iniziazione e circoncisione, l’iniziato accoglie la sua anima animale, la riconosce, e la sacrifica con la circoncisione, l’aspetto istintivo ed emozionale viene quindi portato alla coscienza, sviluppando il proprio potere riflessivo.
Domare l’animale interiore, non certo reprimerlo o ferirlo, diviene un utile compagno.
Il simbolo del cerchio viene ampliamente utilizzato in tutte le culture e in tutte le epoche, esso viene universalmente riconosciuto come l’aspetto essenziale della vita, la sua globalità nonchè il cosmo stesso. Nella filosofia Zen giapponese esso rappresenta l’illuminazione e la perfezione umana, lo ritroviamo nel mandala indiano, nell’arte cristiana e nell’architettura. Esso rivela comunque la trasformazione in un cosmo ordinato, in relazione con l’assoluto, tramite il suo centro e rappresenta la simbolizzazione della psiche.
Per quanto concerne l’espressione artistica, l’autrice utilizza la differenziazione di Herbert Kuhn tra stile sensitivo e stile immaginativo.
Il primo concerne una riproduzione diretta della realtà, il secondo rappresenta l’esperienza propria dell’artista fino ad arrivare a soluzioni astratte che esprimono emozioni anche spirituali. Questo stile è riscontrabile sia nell’arte primitiva, che nell’arte moderna in una modalità che rivela lo spirito dell’epoca dell’artista, mentre per quanto riguarda l’artista moderno è possibile comprendere la sua psicologia individuale attraverso i valori formali, ma non e certo attraverso questi che può spiegarsi l’effetto che tali opere hanno sull’inconscio, ma attraverso il contatto spirituale proveniente dal cosmo creato dall’artista.
Molto interessante è l’esplorazione dell’anima segreta delle cose, Duchamp e la poeticità dei suoi ready-made, la spiritualità delle composizioni di Mirò e i vari collages di Picasso, Braque, Ernst ecc., dimostrano l’elemento simbolico nell’arte e la sua esaltazione magica, anche di un prodotto di rifiuto, risultando chiaramente che proiezione della loro psiche sulla materia da nuova vita all’oggetto, questo spirito, altro non è che l’inconscio.
Questo ci riporta alla concezione alchimistica dello spirito della materia, rivelando che l’uomo tende a riempire quei vuoti incomprensibili col proprio inconscio.
E proprio questa sensazione di vuoto che Jung ha constatato come tipica della sua epoca, riscontrandola nei sogni dei clienti attraverso il progressivo sfaldamento dell’immagine di Dio, che ha come conseguenza la mancanza di senso nella vita.
Un interessante strada è stata percorsa da Breton, fondatore del surrealismo, attraverso il quale tentò, di risolvere il dissidio tra realtà e sogno, utilizzando il metodo freudiano della libera associazione aprendo la strada al flusso delle immagini inconsce, dimenticando però che solo l’equilibrio tra conscio e inconscio porta alla scomparsa di quel senso di vuoto che abbiamo accennato.
Progressivamente l’intenzione degli artisti diviene rivelare la dimensione spirituale e immutabile, grande esponente e realizzatore di questo intento è Klee, nelle sue opere lo spirito della terra e l’inconscio sono sorprendentemente armonizzate. Altra visione dello spirito inconscio è data da Pollock, che si definisce un’ostetrica spirituale dei suoi lavori, qui l’astrazione diviene totale perdendo il suo contenuto simbolico e causando un’acuta violenza emozionale.
Diviene urgente una conciliazione degli opposti, rappresentati dall’espressione della coscienza e dell’inconscio, materia e spirito.
Una riconciliazione tra corpo e anima, cosciente.
Jolande Jacobi ci porta a conoscenza di quanto sia importante l’esplorazione dei simboli dell’inconscio presenti nel sogno, nel percorso psicoanalitico.
Considerando queste simbolizzazioni come dei veri e propri tesori offerti alla coscienza, atti a donare una possibilità di maturazione nell’individuo.
Ella presenta il caso di un suo paziente in cui l’analisi ha agevolato il processo di individuazione, l’età angrafica del paziente non aveva una corrispettiva maturità sul piano interiore, in lui era attivo un forte complesso materno, quale simbolo dell’aspetto femminile dell’inconscio. Egli attraverso l’elaborazione personale delle simbolizzazioni prodotte sul piano onirico, ha potuto consapevolizzare i suoi disagi e rendere più funzionale la sua esistenza anche sul piano pratico.
Jolande Jacobi tiene a sottolineare che l’esplicazione del linguaggio onirico troppo aperta può causare disagio nel paziente e far scattare meccanismi di difesa non utili al progresso terapeutico.
Ricorda che Jung sostenesse l’importanza del primo sogno del paziente nel corso dell’analisi, poichè esso conterrebbe una prefigurazione, del percorso attuabile svelando i conflitti psichici del paziente.
Chiaro è che ogni simbolo va interpretato in relazione e dal paziente, ma alcuni temi possono dare un’indicazione abbastanza attendibile.
Un viaggio, un’escursione può simboleggiare il processo di individuazione, come un passo di montagna indica una situazione di transizione, luoghi in cui rifugiarsi quando sovviene il mal tempo indicano che c’è modo di sopravvivere quando le tensioni esterne si fanno minacciose, il fuoco determina trasformazione rinascita.
Per quanto concerne gli animali, che come abbiamo già visto rappresentano il lato istintuale, poi esplorandone l’atteggiamento si possono fare valutazioni come una daina possa indicare una femminilità timorosa e innocente, il porco la sensualità oscena, il cane la fedeltà come anche la promisquità, il canguro maternità, contenimento, scarafaggi, insetti qualità oscure irrazionali strani animali compositi la totalità dell’inconscio.
Anche i vestiti non vanno trascurati, poichè essi rappresentano la maschera della persona, cioè come essa si presenta al mondo, destando una determinata impressione e salvaguardando l’interiorità.
Vi sono elementi molto importanti come il sentire una voce fuori campo, che rappresenta un intervento diretto del sé, fanciulle come simbolizzazioni dell’anima.
Seguire il teatro può dare l’idea di volersi sottrarre ad un ruolo attivo nella vita, i sogni fanno da contrappeso, equilibrano, il vissuto conscio del sognatore. Jung contrasta la tesi di Freud che sosteneva che il sogno fosse la realizzazione di un desiderio, ma piuttosto autorappresentazioni dell’inconscio.
I rovesciamenti drammatici che avvengono nel sogno, cioè quando un dato fenomeno si trasforma nel suo opposto, avvengono poichè il nostro inconscio vuole ricordarci che tramite la trasformazione anche gli estremi possono coesistere.
Considerando un sogno del paziente in cui appare un oracolo, inserisce il principio di sincronicità, per il quale come abbiamo visto, secondo Jung, un’intima consapevolezza psichica interna influenza un fatto fisico, negando l’accidentalità di una coincidenza. Una coincidenza di questo tipo creatasi tramite la divinazione con l’oracolo cinese I Ching proposto dalla dottoressa al paziente, produsse un tale shock nel paziente che dovette attendere più di un mese per riuscire a “digerire” l’oracolo, fino a sbloccarsi poi con una personale intuizione, svelando l’azione autoregolatrice della psiche.

Nella conclusione M. L. von Franz opera un parallelo tra la scienza e l’inconscio, come questo operi attraverso gli archetipi nell’individuo influenzandone tutta la vita e il suo destino, in positivo come forze costruttive e in negativo come forze distruttive.
Essi si rivelano in tutti campi in cui l’uomo esprime se stesso, in ogni campo dell’attività umana.
Il pensiero di Jung ha aperto strada anche ad altre teorie anche nel campo della biologia, nella quale il fisico Wolfgang Pauli ha associato il principio di sincronicità alle modificazioni delle specie, negando attraverso questo il principio della casualità.

Ma un cambiamento è stato apportato anche nel campo della microfisica, riconoscendo nelle basi della fisica il carattere intuitivo, semimitologico, ma anche quanto anche i più moderni concetti siano in relazione con idee archetipe, rivelando la loro non oggettività e relatività, l’indagine analitica ha sviluppato parallelamente alla ricerca scientifica nel campo della fisica il concetto di complementarietà, rinunciando ad una comprensione oggettiva. Ecco che gli archetipi o schemi mentali comportamentali nell’uomo possono associarsi alle “possibilità primarie” della fisica, rivelando l’esplorazione analitica jungiana, non come una dottrina, ma come un atteggiamento mentale da seguire attentamente.


L'Uomo e i Suoi Simboli

L'Uomo e i Suoi Simboli




















Lucilla Loddi
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YogaDanza Counseling e Arteterapie 
Professional Counselor iscritta al Registro Italiano dei Counselor di AssoCounseling (RICA) numero di iscrizione REG-A0982-2012 del 03/12/2012
Ambito di intervento riconosciuto Privato, Scolastico, Espressivo-artistico.
Iscritta al CNCP (Coordinamento Nazionale Counselor Professionali) n°2434
Counselor Trainer certificato SIAF n° LA111T-CG

Dirigente-istruttore di Yoga UISP/CONI n°121214960

Docente ADYCA asd
Accademina Danzamovimentoterapia - YogaDanza - Counseling & Artiterapie

Tel. 3202104307
Via Famagosta 6
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lunedì 27 maggio 2013

corso di Nata Yoga del mercoledi

Posti ancora disponibili per il corso di Nata Yoga del mercoledi alle 18.30
informazioni e prenotazioni a info@yogadanza.it

Namaste 

https://www.facebook.com/events/506651669369927/

La Meditazione di Vimala Thakar


La Meditazione di Vimala Thakar

"La Meditazione è un trascendimento del cervello condizionato.
E' la crescita di una persona verso una dimensione della Coscienza interamente nuova, dove l'esperienza di Sé giunge a termine, dove chi esperisce, la coscienza dell'Io, dell'Ego, è mantenuta in completa sospensione, in totale acquiescenza; dove i confini spazio-temporali in cui la coscienza dell'Io si muove di momento in momento, si dissolvono nel nulla; dove la dualità giunge a termine; e la frammentaria relazione di soggetto-oggetto con la vita viene completamente a cadere"... 
..."La Meditazione è un movimento non cerebrale della Coscienza umana in armonia con la vita interna e circostante, non può costituire un mezzo rivolto ad un fine"

Tratto da "La Divina Risonanza Mantra e Nada Yoga" di Rosanna Rishi Priya



giovedì 23 maggio 2013

Corpo yogico

"Vivere, esistere consapevolmente come tāntrika, è vivere in un universo che si avverte penetrato dall'energia divina, un complesso energetico nel quale il corpo è immerso, facendone parte e offrendone un riflesso nella propria struttura: un corpo in cui sono presenti le forze sovrannaturali, le divinità, che lo animano e lo legano al cosmo, un corpo che ha una struttura e una vita divino-umane, e che è, inoltre, un corpo yogico." André Padoux