venerdì 23 agosto 2013

Vijñānabhairava Tantra

विज्ञान भैरव तन्त्र



Bhairava e Bhairavi, amorosamente uniti nella stessa conoscenza, uscirono dall’indifferenziato affinché il loro dialogo illumini gli esseri.

1. Bhairavi, la Shakti di Bhairava, disse:
O Dio, tu che manifesti l’universo e ti fai gioco di questa manifestazione, tu non sei altro che il mio Sé. Ho ricevuto l’insegnamento del Trika, che è la quintessenza di tutte le sacre scritture. Eppure, ho ancora qualche dubbio.

2-4. O Dio, quale è la natura essenziale di Bhairava, secondo la realtà assoluta? E' essa costituita dall’energia legata ai fonemi? Dalla realizzazione della natura essenziale collegata a Bhairava? Da un mantra particolare? Dalle tre Shakti? Dalla presenza del mantra vivente in ogni parola? Dal potere del mantra presente in ogni particella dell’universo? E' essa costituita dai chakra? Dal suono «HA»? Oppure è unicamente la Shakti?

5-6. Ciò che è dotato di parti è nato dall’energia immanente e trascendente oppure trae origine soltanto dall’energia immanente? Se ciò che è dotato di parti trae origine solo dall’energia trascendente, la stessa trascendenza non avrebbe in tal caso più un oggetto. La trascendenza non può essere differenziata in suoni e in particelle in quanto la sua natura indivisa non le permette di trovarsi nel molteplice.

7-10. O Signore, che la tua grazia recida i miei dubbi!
Bene! Bene! Le tue domande, o amata, formano la quintessenza dei tantra. Ti esporrò un sapere segreto. Tutto ciò che è percepito come una forma composta dalla sfera di Bhairava deve essere considerato come una fantasmagoria, un'illusione magica, una città fantasma sospesa nel cielo. Una tale descrizione ha come scopo quello di spingere coloro che sono in preda all’illusione e alle attività mondane a volgersi verso la contemplazione. Tali insegnamenti sono destinati a coloro che sono interessati ai riti e alle pratiche esteriori e sono sottomessi al pensiero dualistico.

11-13. Da un punto di vista assoluto, Bhairava non si identifica né con le lettere, né con i fonemi, né con le tre Shakti, né con l’apertura dei chakra, né con altre credenze, e la Shakti non compone la sua essenza. Tutti questi concetti esposti nelle scritture sono destinati a coloro il cui spirito è ancora troppo immaturo per cogliere la realtà suprema. Sono soltanto delle ghiottonerie destinate a incitare gli aspiranti a una condotta etica e a una pratica spirituale, in modo che possano un giorno realizzare che la natura ultima di Bhairava non è separata dal loro proprio Sé.

14-17. L’estasi mistica non è sottomessa al pensiero dualistico, è totalmente svincolata dalle nozioni di luogo, spazio e tempo. Questa verità può essere percepita solo tramite l’esperienza. La si può raggiungere solo quando ci si liberi completamente dalla dualità, dall’ego, e allorché ci si radichi saldamente nella pienezza della coscienza di Sé. Questo stato di Bhairava è scaturito dalla pura felicità della non-differenziazione del tantrika e dell’universo, lui solo è la Shakti. Nella realtà della sua stessa natura così riconosciuta e che contiene l’universo intero si percepisce la sfera più alta. Chi dunque può essere adorato? Chi dunque può essere colmato da questa adorazione? Solo questa condizione di Bhairava riconosciuta come suprema è la Grande Dea.

8-19. Poiché non c’è differenza tra la Shakti e che la possiede, né tra sostanza e oggetto, la Shakti è identica al Sé. L’energia delle fiamme non è altro che il fuoco. Qualsiasi distinzione non è che un preludio alla via della vera conoscenza.

20-21. Colui che accede alla Shakti coglie la non-distinzione tra Shiva e Shakti e attraversa la porta di accesso al divino. Così come si riconosce lo spazio illuminato dai raggi del sole, allo stesso modo si riconosce Shiva grazie all’energia di Shakti che è l’essenza del Sé.

22-23. O Dio degli Dei! Tu che hai per emblema un tridente e una collana di teschi, come raggiungere la pienezza assoluta della Shakti che trascende qualsiasi nozione, qualsiasi descrizione e abolisce il tempo e lo spazio? Come realizzare questa non-dualità con l’universo? In che senso si dice che la suprema Shakti è la porta segreta dello stato di Bhairava? Puoi rispondere con il linguaggio convenzionale a queste domande assolute?

24. La suprema Shakti si manifesta quando il respiro inspirato e il respiro espirato nascono e si spengono nei due punti situati in alto e in basso. In questo modo, tra due respirazioni, fai l’esperienza dello spazio infinito.

25. Grazie al movimento e l’arresto del respiro, tra l’espirazione e l’inspirazione, quando si arresta ai due punti estremi, cuore interiore e cuore esteriore, due spazi vuoti ti saranno rivelati: Bhairava e Bhairavi.

26. Il corpo rilassato al momento dell’espirazione e delì'inspirazione, percepisci nella dissoluzione del pensiero duale, il cuore, centro dell’energia dove scorre l’essenza assoluta dello stato di Bhairava.

27. Quando tu hai inspirato o espirato completamente e il movimento si arresta da solo, in questa pausa universale
e pacificata la nozione dell’“io” sparisce e la Shakti si rivela.

28. Considera la Skakti come una viva luminosità, sempre più sottile, portata di centro in centro, dal basso in alto, attraverso l’energia del respiro, attraverso lo stelo del loto. Quando questa si acquieta nel centro superiore, avviene il risveglio di Bhairava.

29. Il cuore si apre e, di centro in centro, la Kundalini si innalza come un fulmine. Allora si manifesta lo splendore di Bhairava.

30. Medita sui dodici centri d’energia, le dodici lettere congiunte e liberati dalla materialità per raggiungere la suprema sottigliezza di Shiva.

31. Concentra l’attenzione tra le due sopracciglia, mantieni la tua mente libera da ogni pensiero dualistico, lascia la tua forma riempirsi dell’essenza della respirazione fino in cima alla testa e lì immergiti nella spazialità luminosa.

32. Immagina i cinque cerchi colorati di una piuma di pavone come se fossero i cinque sensi disseminati nello spazio illimitato e rimani nella spazialità del tuo cuore.

33. Vuoto, muro, qualunque sia l’oggetto di contemplazione, resta la matrice della spazialità della tua mente.

34. Chiudi gli occhi, vedi lo spazio intero come se fosse assorbito dalla tua testa, dirigi lo sguardo verso l’interno, e lì vedi la spazialità della tua vera natura.

35. Il canale centrale è la Dea, simile a uno stelo di loto, rosso all’interno, blu all’esterno. Attraversa il tuo corpo. Meditando sulla sua vacuità interna, accederai alla spazialità divina.

36. Ostruisci le sette aperture della testa con le mani e fonditi nel bindu, lo spazio infinito, tra le sopracciglia.

37. Se tu mediti nel cuore, nel centro superiore o tra i due occhi, si produrrà la scintilla che dissolverà il pensiero discorsivo, come quando si sfiorano le palpebre con le dita. Ti fonderai allora nella coscienza suprema.

38. Entra nel centro del suono spontaneo che vibra di sé medesimo come nel suono continuo di una cascata o, mettendo le dita nelle orecchie, ascolta il suono dei suoni e raggiungi Brahman, l'immensità.

39. O Bhairavi, canta «OM», il mantra dell’unione amorosa di Shiva e Shakti, lentamente, rimanendo presente. Entra nel suono e, quando si esaurisce, scivola nella libertà di essere.

40. Concentrati sull’emergenza o la scomparsa di un suono, poi accedi alla pienezza ineffabile del vuoto.

41. Essendo totalmente presente nel canto, nella musica, entra nella spazialità con ogni suono che emerge e si dissolve in lei.

42. Visualizza una lettera, lasciati riempire dalla sua luminosità. La coscienza aperta, entra nella sonorità della lettera, poi in una sensazione sempre più sottile. Quando la lettera si dissolve nello spazio, sii libero.

43. Quando cogli la spazialità luminosa del tuo corpo che irradia in tutte le direzioni, ti liberi dalla dualità e ti fondi nello spazio.

44. Se tu contempli contemporaneamente la spazialità dell’alto e quella della base, l’energia fuori dal corpo ti porta al di là del pensiero dualistico.

45. Stai contemporaneamente nella spazialità della base, in quella del cuore e in quella della sommità. Così, in assenza del pensiero dualistico, si dischiude la coscienza divina.

46. In un istante percepisci la non-dualità in un punto del corpo, penetra questo spazio infinito e accedi all’essenza liberata dalla dualità.

47. O donna dagli occhi di gazzella, lascia l’etere penetrare il tuo corpo, fonditi nell’indicibile spazialità della tua mente.

48. Supponi che il tuo corpo sia pura spazialità luminosa contenuta dalla pelle e accedi al senza limite.

49. O bellezza! I sensi assorbiti nello spazio del cuore, percepisci l’essenza della Shakti come una polvere d’oro d’una indicibile finezza che scintilla nel tuo cuore e da lì si riversi nello spazio. Allora conoscerai la beatitudine suprema.

50. Quando il tuo corpo è interamente penetrato dalla coscienza, la mente unidirezionale si dissolve nel cuore e tu penetri allora la realtà.

51. Tieni ferma la mente nel cuore dedicandoti alle attività del mondo, in questo modo l’agitazione scomparirà e in alcuni giorni conoscerai l’indescrivibile.

52. Concentrati sul fuoco sempre più ardente che sale dai tuoi piedi e ti consuma interamente. Quando rimangono soltanto ceneri disperse dal vento, conosci la tranquillità dello spazio che ritorna allo spazio.

53. Guarda il mondo intero trasformato in un gigantesco braciere. Poi, quando tutto è solo cenere, entra nella beatitudine.

54. Se i tattva sempre più sottili si dissolvono nella loro stessa origine, la suprema Dea ti sarà rivelata.

55. Arriva a una respirazione intangibile, concentrata tra i due occhi, poi quando nasce la luce, lascia scendere la Shakti fino al cuore e lì, nella presenza luminosa, quando ti stai per assopire, pervieni alla padronanza dei sogni e conosci il mistero della stessa morte.

56. Considera l’intero universo come se si dissolvesse nelle forme che diventano sempre più sottili fino alla sua fusione nella pura coscienza.

57. Se mediti su Shiva tattva, che è la quintessenza dell’intero universo, senza conoscere limiti nello spazio, conoscerai l’ultima estasi.

58. O Grande Dea! Percepisci la spazialità dell’Universo e diventa la giara che lo contiene.

59. Guarda una tazza o un recipiente senza vederne le pareti o la materia. In breve tempo, prendi coscienza dello spazio.

60. Soggiorna in un luogo infinitamente spazioso, privo di alberi, di colline, di abitazioni; lascia lo sguardo dissolversi nello spazio vergine, da lì proviene il riposo della mente.

61. Nello spazio vuoto che separa due istanti di coscienza, si rivela la spazialità luminosa.

62. Nel momento preciso in cui hai l’impulso di fare qualcosa, fermati. Allora non essendo più nello scatto che precede né in quello che segue, la realizzazione si dischiude intensamente.

63. Contempla le forme indivise del tuo corpo e quelle dell’intero universo come appartenenti alla stessa natura, così, il tuo essere onnipresente e la tua forma riposeranno nell’unità e raggiungerai la natura della coscienza.

64. In qualsiasi attività, concentrati sullo spazio che separa l’inspirazione dall’espirazione. In questo modo, accedi alla beatitudine.

65. Senti la tua sostanza: ossa, carne e sangue, satura di essenza cosmica e conosci la suprema beatitudine.

66. O bella dagli occhi di gazzella, considera i venti come il tuo proprio corpo di beatitudine. Nel momento in cui fremi, accedi alla presenza luminosa.

67. Mentre i tuoi sensi fremono e il tuo pensiero raggiunge l’immobilità, entra nell’energia del respiro e, nel momento in cui senti un formicolio, conosci la gioia suprema.

68. Quando pratichi il rituale sessuale e il pensiero rimane nel tremore dei sensi come il vento tra le foglie, accedi allora alla beatitudine spaziale dell’estasi amorosa.

69. All’inizio dell’unione, stai nel fuoco delle energie liberate dal godimento intimo; fonditi nella divina Shakti e continua a bruciare nello spazio senza conoscere le ceneri alla fine. Questi piaceri sono in realtà quelli del Sé.

70. O Dea! Il piacere della beatitudine intima nata dal-l’unione può riprodursi in qualsiasi momento grazie alla pre-senza luminosa della mente che rammenta intensamente questo godimento.

71. Quando ritrovi un essere amato, stai totalmente in questa beatitudine e penetra questo spazio luminoso.

72. Durante l’euforia e l’espansione provocate da cibi e bevande delicate, stai interamente in questo diletto e, attraverso esso, assapora la suprema beatitudine.

73. Fonditi nella gioia provata durante il godimento della musica o in quello che rapisce gli altri sensi. Se tu sei solo questa gioia, accedi al divino.

74. Lì dove trovi soddisfazione, l’essenza della beatitudine suprema ti è rivelata, se tu rimani in questo luogo senza fluttuazione mentale.

75. Mentre ti stai addormentando, quando il sonno non è ancora venuto e lo stato di veglia scompare: in questo istante preciso, conosci la suprema Dea.

76. In estate, quando il tuo sguardo si dissolve nel cielo, chiaro all'infinito, penetra in questa chiarezza che è l’essenza della tua mente.

77. L’entrare nella spazialità della tua mente si produce nel momento in cui l’intuizione si libera dalla fissità dello sguardo, dalla suzione ininterrotta dell’amore, dai sentimenti violenti, l’agonia o la morte.

78. Seduto in maniera confortevole piedi e mani nel vuoto, accedi allo spazio della pienezza ineffabile.

79. In una posizione confortevole, le mani aperte all’altezza delle spalle, una zona di spazialità luminosa si diffonde gradualmente tra le ascelle, rapisce il cuore e provoca una pace profonda.

80. Fissando lo sguardo senza sbattere le palpebre su di un ciottolo, un pezzo di legno, o qualsiasi altro oggetto ordinario, il pensiero perde qualsiasi sostegno e in breve tempo accedi a Shiva/Shakti.

81. La bocca aperta, situa la tua mente nella lingua al centro della cavità orale, con l’espirazione emetti il suono «HA» e conosci la presenza tranquilla al mondo.

82. Quando sei disteso, guarda il tuo corpo come privo di appoggio. Lascia il tuo pensiero dissolversi nello spazio, allora il contenuto stesso della coscienza del profondo si dissolverà, e tu conoscerai la pura presenza, liberata dal sogno.

83. O Dea, gioisci dell’estrema lentezza dei movimenti del tuo corpo, d’una cavalcatura, di un veicolo e, la mente tranquilla, immergiti nello spirito divino.

84. Lo sguardo aperto sul cielo purissimo, senza sbattere le palpebre, la tensione si dissolve con lo sguardo e lì raggiungi la stabilità meravigliosa di Bhairava.

85. Penetra nella spazialità luminosa di Bhairava sparsa nel tuo capo, esci dallo spazio e dal tempo, sii Bhairava.

86. Quando tu accedi a Bhairava nello stato di veglia dissolvendo la dualità, e quando questa presenza spaziale continua nel sogno e in seguito attraversi la notte del sonno profondo come la forma stessa di Bhairava, conosci l’infinito splendore della coscienza risvegliata.

87. Durante una notte nera e senza luna, gli occhi aperti sulle tenebre, lascia il tuo essere fondersi interamente in questa oscurità e accedi alla forma di Bhairava.

88. Gli occhi chiusi, dissolviti nell’oscurità, poi apri gli occhi e identificati con la forma tremenda di Bhairava.

89. Quando un impedimento si oppone alla soddisfazione di un organo di senso, cogli questo istante di vacuità spaziale che è l’essenza della meditazione.

90. Pronunzia con tutto il tuo essere una parola che finisce con il suono «AH» e nel «H» lasciati trasportare dal flusso di conoscenza che nasce.

91. Quando si ferma la propria mente libera da qualsiasi struttura sul suono finale di una lettera, l’immensità si rivela.

92. Camminando, dormendo, sognando, avendo la coscienza abbandonato ogni sostegno, conosciti come presenza luminosa e spaziale.

93. Pungi una parte del tuo corpo e, attraverso questo punto unico, accedi al regno luminoso di Bhairava.

94. Quando tramite la contemplazione si rivela la vacuità dell’ego, dell’intelletto agente e della mente, ogni
forma diventa uno spazio illimitato e la radice stessa della dualità si dissolve.

95. L’illusione perturba, le cinque corazze ostruiscono la visione, le separazioni imposte dal pensiero dualistico sono artificiali.

96. Quando prendi coscienza di un desiderio, consideralo il tempo di uno schioccar di dita, poi subito abbandonalo. Allora ritorna nello spazio da dove è appena sorto.

97. Prima di desiderare, prima di sapere: «Chi sono io, dove sono?», è questa la vera natura dell’“io”. Questa è la spazialità profonda della realtà.

98. Quando desiderio e conoscenza si sono manifestati, dimentica l’oggetto di questo desiderio o di questa conoscenza e ferma la tua mente sul desiderio e la conoscenza liberati da qualsiasi oggetto come se fossero il Sé. Allora tu raggiungerai la realtà profonda.

99. Ogni conoscenza particolare è per natura ingannevole. Quando si manifesta la sete di conoscere, realizza immediatamente la spazialità della conoscenza medesima e sii Shiva/ Shakti.

100. La coscienza è ovunque, non esiste nessuna differenziazione. Realizza questo profondamente e sii vincitore del tempo.

101. Nello stato di estremo desiderio, di ira, di cupidigia, di offuscamento, di orgoglio o di invidia, penetra nel tuo cuore e scopri la quiete soggiacente a questi stati.

102. Se percepisci l’intero universo come una fantasmagoria, una gioia indicibile nascerà in te.

103. O Bhairavi! Non risiedere né nel piacere, né nella sofferenza, ma stai costantemente nella realtà ineffabile e spaziale che li collega.

104. Quando realizzi che sei in ogni cosa, l’attaccamento al corpo si dissolve, la gioia e la beatitudine sorgono.

105. Il desiderio esiste in te come in ogni cosa. Realizza che si trova anche negli oggetti e in tutto quello che la mente può percepire. Allora scoprendo l’universalità del desiderio, penetra il suo spazio luminoso.

106. Ogni essere vivente percepisce soggetto e oggetto, ma il tantrika rimane nella loro unione.

107. Senti la coscienza di ogni essere come la tua propria coscienza.

108. Libera la mente da ogni appoggio e accedi alla nondualità. Allora, donna dagli occhi di gazzella, il sé limitato diventa il Sé assoluto.

109. Shiva è onnipervadente, onnipotente, e onnisciente. Poiché tu hai gli attributi di Shiva, sei simile a lui. Riconosci il divino in te.

110. Le onde nascono dall’oceano e vi si perdono, le fiamme si alzano poi si spengono, il sole sorge poi scompare. In questo modo tutto trova la propria origine nella spazialità della mente e vi ritorna.

111. Erra o danza fino allo sfinimento, in una totale spontaneità. Poi, di colpo, lasciati cadere a terra e, in questa caduta, sii totale. Allora si rivela l’essenza assoluta.

112. Immagina di essere gradualmente privo di energia e di conoscenza: nel momento di questa dissoluzione, il tuo vero essere ti sarà rivelato.

113. O Dea, ascolta l’ultimo insegnamento mistico: basta fermare il proprio sguardo sullo spazio, senza sbattere le palpebre, per accedere alla spazialità della tua mente.

114. Arresta la percezione del suono otturandoti le orecchie. Contraendo l’ano, entra in risonanza e percepisci ciò che non è sottomesso né allo spazio né al tempo.

115. Sul bordo di un pozzo, sonda, immobile, la sua pro-fondità fino allo stupore e fonditi nello spazio.

116. Quando la tua mente vagabonda fuori o dentro, è proprio lì che si trova lo stato di Shiva. Dove dunque il pensiero potrebbe rifugiarsi per non assaporare più questa condizione?

117. La mente è in te e dappertutto attorno a te. Quando tutto è pura coscienza spaziale, accedi all’essenza della pienezza.

118. Nello stupore o ansietà, attraverso l’esperienza di sentimenti estremi, quando sei dinanzi a un precipizio, quando sfuggi a una lotta, quando conosci la fame o il terrore, o persino quando starnutisci, l’essenza della spazialità della tua mente può essere colta.

119. Quando la vista di un certo luogo fa emergere dei ricordi, lascia il tuo pensiero rivivere questi istanti poi, quando
i ricordi si esauriscono, poco dopo, conosci l’onnipresenza.

120. Guarda un oggetto poi, lentamente, distogli lo sguardo. In seguito, distogli il tuo pensiero e diventa il ricettacolo della pienezza ineffabile.

121. L’intuizione che emerge dall’intensità dell’adorazione appassionata fluisce nello spazio, libera e permette l’accesso al regno di Shiva/Shakti.

122. Con l’attenzione concentrata su un solo oggetto, si penetra qualsiasi oggetto. Ci si rilassa allora nella pienezza spaziale del proprio Sé.

123. La purezza, esaltata da religiosi ignoranti, sembra impura al tantrika. Liberati dal pensiero dualistico e non riconoscere niente come puro o impuro.

124. Cogli che la realtà spaziale di Bhairava è presente in ogni cosa, nel tuo essere, e sii questa realtà.

125. La felicità si trova nell’uguaglianza tra sentimenti estremi. Stai nel tuo cuore e accedi alla pienezza.

126. Liberati dall’odio come dall’attaccamento. Allora non conoscendo né repulsione, né legame, scivola dentro il divino nel tuo cuore.

127. Tu, dal cuore aperto e mite, medita su ciò che non può essere conosciuto, su ciò che non può essere percepito. Essendo fuori portata ogni dualità, dove allora la coscienza potrà fermarsi per sfuggire all’estasi?

128. Contempla lo spazio vuoto, accedi alla non-percezio- ne, alla non-distinzione, all’impercettibile, al di là dell’essere e il non-essere: compenetrati nel non-spazio.

129. Quando il pensiero si dirige verso un oggetto, utilizza questa energia. Vai al di là dell’oggetto e, lì, ferma il pensiero su questo spazio vuoto e luminoso.

130. Bhairava è tutt’uno con la tua coscienza luminosa. Cantando il nome di Bhairava, tu diventi Shiva.

131. Quando affermi: «Io esisto», «io penso questo o quello», «quella cosa mi appartiene», accedi a ciò che non ha fondamento e, al di là di tali affermazioni, conosci l’illimitato e trova la pace.

132. «Eterna, onnisciente, senza appoggio, Dea di tutto il manifestato...». Sii costei e accedi a Shiva/Shakti.

133. Ciò che tu chiami l’universo è un’illusione, un’apparizione magica. Per essere felice consideralo come tale.

134. Senza il pensiero dualistico, da che cosa la coscienza potrebbe essere limitata?

135. In realtà, legame e liberazione esistono soltanto per coloro che sono terrorizzati dal mondo e disconoscono la loro fondamentale natura. L’universo si riflette nella mente come il sole sull’acqua.

136. Nel momento in cui la tua attenzione si risveglia tra-mite gli organi dei sensi, penetra nella spazialità del tuo pro-prio cuore.

137. Quando conoscenza e conosciuto sono un’unica essenza, il Sé risplende.

138. O amata, quando la mente, l’intelletto, l’energia e il sé limitato scompaiono, allora sorge il meraviglioso Bhairava!

139. O Dea, ti ho appena esposto centododici dharana. Colui che li conosce esce dal pensiero dualistico e raggiunge la conoscenza perfetta.

140. Colui che realizza una sola di queste dharana diviene Bhairava in persona. La sua parola si compie nell’atto e ottiene il potere di trasmettere o non trasmettere la Shakti.

141-144. O Dea, l’essere che padroneggia una sola di queste pratiche si libera dalla vecchiaia e dalla morte, egli acquisisce i poteri sopranormali, le yogini e gli yogin lo prediligono e presiede alle loro riunioni segrete. Liberato all’interno stesso dell’attività e della realtà, egli è libero.
La Dea disse:
O Signore, che si segua questa realtà meravigliosa che è la natura della Shakti suprema! Chi è dunque adorato? Chi è l’adoratore? Chi entra in contemplazione? Chi è contemplato? Chi riceve l’oblazione e chi ne fa l’offerta? A chi si sacrifica e cos’è il sacrificio?
O donna dagli occhi di gazzella, tutte queste pratiche sono quelle della vita esterna e corrispondono alle aspirazioni ordinarie.

145. Soltanto questa contemplazione della più alta realtà è la pratica del tantrika. Ciò che risuona spontaneamente in sé è la formula mistica.

146. La vera contemplazione è una mente stabile e priva di caratteristiche. Le rappresentazioni mentali ricche di immagini di divinità sono soltanto artifici.

147. L’adorazione non consiste in offerte ma nel realizzare che il cuore è la suprema coscienza sgombra dal pensiero dualistico. Nel perfetto ardore Shiva/Shakti si dissolvono nel Sé.

148. Se si penetra uno solo degli yoga qui descritti, si conoscerà una pienezza che si produrrà giorno dopo giorno fino alla più alta perfezione.

149. Quando si gettano nel fuoco della suprema realtà i cinque elementi, i sensi e i loro oggetti, la mente dualistica e la stessa vacuità, allora c’è una vera offerta agli dei.

150-151. O Dea suprema, qui, il sacrificio non è nient’altro che la soddisfazione spirituale caratterizzata dalla beatitudine. Il vero luogo di pellegrinaggio, o Parvati, è l’essere compenetrati nella Shakti che distrugge ogni macchia e protegge tutti gli esseri. Come potrebbe esserci altra adorazione e chi quindi la riceverebbe?

152. L’essenza del Sé è universale. E autonomia, beatitudine e coscienza. L’assorbimento in questa essenza è il bagno rituale.

153. Le offerte, l’adoratore, la suprema Shakti sono un’unica cosa. Ciò è l’adorazione profonda.

154. Il respiro esce, il respiro entra, da se stesso sinuoso. Perfettamente accordata al respiro, Kundalini, la Grande Dea, si erge. Trascendente e immanente, è il più alto luogo di pellegrinaggio.

155. In questo modo, profondamente stabilito nel rito della grande beatitudine, pienamente presente all’ascensione dell’energia divina, grazie alla Dea, lo yogin raggiungerà il supremo Bhairava.

155 bis-156. L’aria è espirata con il suono «SA», poi inspirata con il suono «HAM». Allora la recitazione del mantra «HAMSA» è continua. La respirazione è il mantra, ripetuto ventunomila volte, notte e giorno, questo è il mantra della suprema Dea.

157-160. O Dea, ti ho appena esposto gli insegnamenti mistici ultimi che niente può superare. Che siano trasmessi soltanto agli esseri generosi, a coloro che venerano la linea spirituale dei maestri, alle intelligenze intuitive liberate dal-
l oscillazione cognitiva e dal dubbio e a coloro che li metteranno in pratica. Perché senza pratica, la trasmissione si diluisce, e coloro che hanno avuto la meravigliosa occasione di ricevere questi insegnamenti ritornano alla sofferenza e all’illusione mentre essi hanno avuto tra le mani un tesoro eterno.
O Dio, ora ho colto il cuore degli insegnamenti e la quintessenza dei tantra. Bisognerà lasciare questa via, ma perché si dovrebbe rinunciare al cuore della Shakti? Nel modo in cui si riconosce lo spazio illuminato dai raggi del sole, così si riconosce Shiva grazie all’energia di Shakti che è l’essenza del Sé.
Allora Shiva e Shakti, raggianti di beatitudine, si unirono di nuovo nell’indifferenziato.

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