martedì 26 settembre 2017

Miracoloso Golden Milk ॐ

Il gustosissimo Latte d'oro è una bevanda della tradizione Yogica e Ayurveda, a base di latte e curcuma.
Viene consigliato per sciogliere le articolazioni verso una più agile pratica dello Yoga, ma anche per alleviare le infiammazioni e i dolori del sistema osteoarticolare e muscolare, sia come depurativo e antinfiammatorio generale per tutto l'organismo.
Come ho anticipato, la base della ricetta è la polvere di curcuma e quindi possiamo beneficiare di tutte le grandi proprietà della curcumina, assumendola in maniera appropriata attivando la sua delicata biodisponibilità, attraverso l'utilizzo di olio, calore e pepe.
È provato che la curcumina risvegli il sistema immunitario, è un antidolorifico, antidepressivo, abbassa il livello di colesterolo, può prevenire alcune forme di diabete, migliorare la memoria e le attività cerebrali e coadiuvare la chemioterapia.
Si afferma anche che questa possa rallentare alcuni tipi di tumore, ma non essendo un medico rimando ad un link della Fondazione Veronesi.
Per una conoscenza più approfondita su proprietà e alcune possibili controindicazioni sull'uso della curcuma, rimando a questo articolo medico, sicuramente più attendibile di me.
Generalmente gli yogi consigliano la consumazione di sera, ma io la utilizzo spesso anche la mattina a digiuno affinché il suo potere non si disperda tra gli altri alimenti e il suo effetto possa essere più efficace.
Preparazione della pasta di curcuma
120 ml di acqua
60 gr di polvere di curcuma
1/2 cucchiaino di pepe
Mescolare gli ingredienti sul fuoco, fino a che la curcuma non si sia sciolta raggiungendo la consistenza di una crema.
Conservare in un barattolo a chiusura ermetica.
Questa pasta può essere conservata in frigo per 40 giorni e utilizzata all'occorrenza anche nelle altre pietanze, è importante però che non venga cotta per più di 10 minuti, poiché si perderebbero le sue proprietà.
Preparazione del Golden Milk
1 tazza di latte animale o vegetale a preferenza personale
1 cucchiaino di pasta di curcuma
1 cucchiaino di olio di mandorle (alimentare) o di semi di lino o altro olio vegetale secondo le esigenze personali e benefici necessari
1 cucchiaino di miele (o zucchero integrale per i vegani)
Cannella a piacere
Scaldare il latte, sciogliere un cucchiaino di pasta di curcuma, aggiungere l'olio scelto, il miele, una spolverata di pepe, cannella e frullare tutto per ottenere una piacevole schiuma.
Vi accorgerete dei benefici già dopo la prima settimana di piacevoli coccole d'oro per i vostri io-corpo :)
Fatemi sapere!
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sabato 5 agosto 2017

L'arte di abbracciare

Ci sono persone che sembra siano nate per abbracciare.
Ti abbracciano con tutto: Corpo, Mente e Anima.
Un abbraccio presente, che sostiene, che ti trasmette che puoi "lasciare" e perderti anche nel dolore e nella paura, perché l'altro è lì a tenerti intera e ce la fa a tenerti intera, senza giudizio alcuno.
Riesci a sentire l'equilibrio di chi è lì per questo, per abbracciarti, tenerti, contenerti. Un'esperienza di base, riparatoria.
É quel tipo di abbraccio che ti rimette in piedi e ti restituisce il sorriso strappato via da qualche ladro di sorrisi o da qualche evento nefasto.
É una capacità di esserci totalmente per l'altro.

Sono stata fortunata stasera e sono profondamente grata a te che mi hai permesso di "lasciare" e aiutato a ritrovarmi intera

❤ ॐ ❤

Lucilla Loddi 

sabato 15 aprile 2017

La divinità nell'uomo

La divinità nell'uomo

C'era un tempo in cui gli uomini erano simili agli dei, ma abusarono talmente del proprio potere che Brahma, il Dio Supremo, decise di privarli della potenza divina nascondendola in un luogo a loro inaccessibile. Pensò di consultare gli altri dei per risolvere il problema. Alcuni degli dei riuniti a consiglio dissero: "Nasconderemo la divinità dell'uomo nelle profondità della Terra". Brahma rispose: "Non è sufficiente, l'uomo scaverà e la troverà. Gli dei dissero allora: "Nasconderemo la divinità dell'uomo negli abissi oceanici". Brahma rispose ancora: "Non basta. L'uomo esplorerà le profondità dei mari e riuscirà a riportarla in superficie". Allora gli dei: "La nasconderemo sulla montagna più alta, quasi al limite del cielo, dove l'uomo non potrà arrivare". Brahma rispose ancora: "Non basta. L'uomo scalerà le montagne più alte e se ne impadronirà". Allora gli dei conclusero: "Non sappiamo dove nascondere la divinità dell'uomo, non c'è posto sulla Terra, nel mare o nel cielo che egli non possa raggiungere". Finalmente Brahma sentì di aver trovato la soluzione al problema e disse: "La nasconderemo profondamente dentro l'uomo stesso, abiterà proprio nel suo cuore: è l'unico posto in cui l'uomo non guarderà".

Leggenda Indù

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martedì 7 febbraio 2017

La necessità dell’arte nella vita

30/01/2017
Valeria Giorgia Ferri

La necessità dell’arte nella vita

Come suggerisce l’estratto da L’Estetica di Hegel, un’opera d’arte è determinata da tre definizioni fondamentali: non è un prodotto naturale, essendo creata dall’attività umana; la sua essenza risiede nell’apprensione umana, ed è attirata dal campo sensoriale umano per apprensione; e per ultimo, ha un termine e uno scopo fine a se stesso.
Da un punto di vista strettamente oggettivo, le affermazioni di Hegel sono essenzialmente vere, ma peccano nel non considerare altri dettagli fondamentali che possiamo attribuire all’arte.

Dicendo che l’arte non è un prodotto naturale, stiamo ignorando l’affinità che la natura ha con il concetto di arte. La natura è, infatti, arte in se stessa. Per questa ragione, in un contesto poetico, il modo in cui il poeta rende protagonista una persona della sua opera d’arte, è spesso paragonandola ad un aspetto della natura. Possiamo osservarne un esempio lampante nel Sonetto XVIII di Shakespeare (Shall I compare thee to a Summer’s day?). Nel testo originale Shakespeare prosegue spiegando come la bellezza del suo amante sia collegata al passare delle stagioni, evidenziando la bellezza della primavera e l’estate. La bellezza dell’amante viva in una simbiosi idealistica con la natura, assorbendo la sua fragilità. È chiaro che la natura possegga un violento potere artistico in sé, il che l’ha resa poi l’oggetto principale dell’interesse di vari movimenti artistici.

La seconda definizione nell’estratto di Hegel solleva un ovvio interrogativo: è l’arte nella sua essenza fatta per l’uomo, o è l’uomo fatto per l’arte?
Prima di rispondere alla domanda, possiamo analizzare la relazione fra arte e artista secondo differenti punti di vista.

Nella filosofia romantica - menzionando il pensiero di Schopenhauer e Kierkegaard - l’arte è una delle poche, o anche l’unica via per cui possiamo sfuggire alla noia e al dolore della realtà. Ciò è alimentato dalla nascita del movimento estetico, seguita dalla figura dell’esteta: ovvero un individuo convinto che la contemplazione estetica sia l’obiettivo più elevato per la vita umana, che dovrebbe anch’essa essere vissuta come un’opera d’arte. Di conseguenza, l’arte è liberazione che vive in tutto ciò che è reale; mentre l’artista è colui che tesse sentimenti e sensazioni nella suddetta realtà. È quindi poco chiaro dove si poggi la linea di confine tra arte e artista. Tuttavia, possiamo sicuramente dire che l’artista è un conduttore del potere dell’arte, che scorre naturalmente.la scelta che l’artista fa è di lasciare che questa scorra, e raggiunga l’addempimento dei suoi bisogni artistici. L’arte è vissuta tramite l’artista, come afferma Epicuro tramite la sua filosofia: colui che vive tramite l’arte brama la ricerca di piaceri che possono essere controllati e goduti, ovvero l’amicizia, la pace e soprattutto la contemplazione estetica.
Qui è dove l’estetismo incontra domande riguardanti l’esistenza. A questo proposito possiamo citare il contrasto tra l’uomo apollineo e l’uomo dionisiaco creato da Nietzsche: l’uomo apollineo è guidato da ragione e logica, mentre l’uomo dionisiaco, una volta aver conquistato un vero senso della mortalità, vive guidato da un’estatica, spontanea volontà di vita, espressa attraverso comportamenti che mirano esclusivamente al piacere personale.
Chiaramente, quello che Hegel non riconosce nel secondo punto., è l’importanza che l’arte ha come catarsi, e il ruolo che questa ha nel guidare la vita. L’arte è l’unico modo in cui l’uomo otterrà la felicità; se solo il terrore della società non fosse così prepotente, e l’uomo potesse vivere la propria vita appieno - dando forma ad ogni sentimento ed espressione, ogni sogno e pensiero - allora il mondo riceverebbe un incontrollabile impulso di gioia, abbastanza da dimenticare il più tragico, seppur vero, senso della vita.

Nella terza definizione, l’arte è evidenziata nella sua completezza. L’arte è, infatti, integrale e plenaria, tuttavia è anche dialettica: stabilisce un linguaggio tra il vedere e l’essere visti, una danza di soggetto e oggetto che si scambiano continuamente ruolo; è arricchita quando condivisa e impoverita dalla proprietà. L’arte è una possibilità con tutte le sembianze di impossibilità, che può essere raggiunta attraverso qualcosa di così semplice e allo stesso tempo complesso come una poesia, un quadro o una melodia.

In conclusione, possiamo affermare che l’arte e la bellezza sono concetti più ampi, difficili da costringere in tre corte definizioni, giacché l’arte non può essere costretta, e deve essere libera di manifestarsi attraverso l’uomo. Lo scopo estetico è di sfruttare al massimo la nostra esistenza;  in quanto la paura di Dio e della morte è irrazionale, e l’arte sopravvive l’umanità, l’unico modo che l’uomo ha di ottenere la serenità è attraverso la contemplazione estetica.

lunedì 2 gennaio 2017

Lo sviluppo del Testimone

"La parte di felicità che si trova in ogni piacere della vita quotidiana
é presa di coscienza del proprio Sé"

Abhinavagupta

domenica 1 gennaio 2017

Scoprire la felicità in un luogo di Pace - Krishnamurti


La nostra vita è una serie di richieste di conforto, sicurezza, posizione, realizzazione, felicità, riconoscimenti e ci sono anche rari momenti in cui vogliamo scoprire che cos’è la verità, che cos’è Dio. Perciò Dio o la verità diventano sinonimi della nostra soddisfazione. Vogliamo sentirci gratificati e quindi la verità diventa il fine di tutta la ricerca, di tutti gli sforzi, e Dio diventa l’ultima dimora di pace. Ci spostiamo da uno schema all’altro, da una gabbia all’altra, da una filosofia, da una società all’altra, sperando di trovare la felicità, non solo nelle relazioni con le persone, ma anche quella di un luogo in cui la mente non sia mai più disturbata, in cui smetta di sentirsi torturata dal proprio scontento. Potremmo dirlo con parole diverse, potremmo usare un gergo filosofico, ma è questo che tutti vogliamo – un luogo in cui la mente possa riposare e non sia più torturata dal suo stesso lavorio, dove non ci sia più dolore.

Krishnamurti